E' vero che Il Nome della Rosa è stato girato alla Sacra? Quante volte ci è stato chiesto da qualche visitatore che, con il naso all'insù, cercava di scorgere la fine dello scalone dei morti e di capire cosa l'aspettava nella luce abbagliante oltre il varco del Portale dello Zodiaco. Questo è quello che scrive Umberto Eco in una lettera al Rettore dell'Abbazia datata il 20 febbraio 1995. "Caro Rettore ...
"Caro Rettore, i miei legami con la Sacra risalgono molto indietro nel tempo ... L'ultima volta l'avevo visitata col regi...
"Caro Rettore, i miei legami con la Sacra risalgono molto indietro nel tempo ... L'ultima volta l'avevo visitata col regista del Nome della Rosa che inizialmente pensava di girare là le scene principali. Poi l'idea è stata abbandonata perchè ho imparato che per un produttore cinematografico è meno dispendioso ricostruire un monastero vicino a una grande città che spsostare l'intera troupe per mesi sulle montagne" (dalla lettera di U.Eco al Rettore A.Salvatori, 20 febbraio 1995)
Nella realtà il regista Jean-Jacques Annaud girò il film in sedici settimane avvalendosi delle scenografie di Dante Ferretti elaborate in due diverse location: una collina presso Roma ed il monastero di Kloster Eberbach presso Francoforte in Germania. (link http://www.eberbachmonastery.de/). Il set, privo di riscaldamento, fu allestito invece presso gli studi di CineCittà , ed il regista per un maggior realismo costrinse a camminare scalzi gli attori per tutto il tempo delle riprese ed anche gli animali vennero fatti "rinsecchire" per un'immagine più consona ad un'epoca di crisi economica ed alimentare.
La fase di pre-produzione durò 5 anni, la sceneggiatura fu riscritta 15 volte ed il film, alla fine, costò 30 miliardi di Lire. Ogni singolo manoscritto della biblioteca ed ogni oggetto usato in scena è stato ricostruito in laboratorio da un perito antiquario che vi lavorò negli anni precedenti alle riprese.
Dante Ferretti rivela in un'intervista (http://www.sorrisi.com/sorrisi/diretta/art023001020036.jsp) che tra i segreti del suo lavoro c'è quello di volere che lo spettatore creda completamente a quello che vede. "Deve pensare: eccomi nella New York dell'800, o in un villaggio tibetano, o nell'antica Roma". Per questo usa materiali veri: vetro, legno, mattoni e raccolgie un'accurata documentazione storica sui luoghi e i periodi che deve ricostruire. Proprio per questo estremo realismo, appena uscito Il Nome della Rosa, gli capitò che un'agenzia turistica gli telefonasse per sapere in quale abbazia era stato girato il film. La risposta fu: "... è a Roma, in via Tiberina, ma sbrigatevi! La smontano domani! " Nella stessa intervista lo scenografo rivela anche che per l'interno della torre-libreria, con il suo labirinto di scale che confonde, cela, disorienta si è ispirato ai disegni di Escher.
L'abbazia di Kloster Eberbach venne fondata nel 1098 come benedettina cistercense e soppressa nel 1803 per volontà del principe di Nassau-Usingen. Diviene poi casa di "correzione", manicomio e casa di cura militare. Fu restaurata negli anni '30 del sec. XX e nel 1946 divenne di proprietà privata. Nel 1985 viene girato il film e l'anno dopo restaurata completamente. Dal 1998 è di proprietà di una Fondazione che ne cura l'apertura al pubblico e le attività culturali.
La ragione della tradizionale denominazione di "viretti" data all'aereo loggiato che corona esternamente l'abside maggiore della chiesa...
La ragione della tradizionale denominazione di "viretti" data all'aereo loggiato che corona esternamente l'abside maggiore della chiesa l'abbiamo trovata in un racconto di Norberto Rosa - poeta vernacolare, musicista, pittore, giornalista e procuratore legale a Susa. (Avigliana 1803 - Susa 1862) - pubblicato a puntate sulla Gazzetta del Popolo tra luglio ed agosto del 1861.
Norberto Rosa collaborò con articoli di satira e di impegno civile di ispirazione liberale sia con il Messaggero Torinese sia con la Gazzetta del Popolo: in questo clima va collocato il racconto in cinque parti, intitolato "Una processione alla Sacra".
E' il racconto satirico di un pellegrinaggio votivo a cui l'autore dice aver partecipato all'età di circa 12 anni, su per giù era il 1811.
La processione si avvia all'alba di una domenica. Partecipa tutto il paese diviso nelle schiere delle due confraternite. Al fine espiatorio i "battuti" e tutti i partecipanti uomini si caricano di un sasso sulle spalle ed analogalmente le donne, le "beatelle", sull'esempio dato da una di loro, si pongono in testa una corona di spine. La processione, partita da Avigliana fa tappa a Sant'Ambrogio. Il parroco di questo paese consegna loro l'acqua benedetta; la processione riparte ed il racconto procede narrando quanto avviene giunti alla Sacra.
Qui l'autore racconta di esser stato portato sul loggiato, ancora privo di parapetti in ferro (verranno infatti messi in seguito) e spinto nel vuoto. Istintivamente si aggrappa alla colonnina che sotto il suo peso ruota su se stessa e gli consente di tornare sano e salvo dall'altra parte: da quel giorno potrà vantarsi, come tutti gli adolescenti della zona, di aver fatto un "giretto", che tradotto nel dialetto piemontese, all'epoca certamente più abituale, diviene un "viret".
Il racconto venne riedito nel 1930 in Norberto Rosa "Il mio individuo ed altre memorie" Torino, 1930, A.Formica
Ringraziamo l'amico Giovanni F. per la segnalazione.
Era il 1828 quando Carlo Felice in occasione della consegna della Sacra nelle mani dei Monaci Certosini di Collegno, donò il portale di access...
Era il 1828 quando Carlo Felice in occasione della consegna della Sacra nelle mani dei Monaci Certosini di Collegno, donò il portale di accesso alla Chiesa. I Certosini non ci sono più alla Sacra (e a dire il vero ci rimasero ben poco) mentre il portale è ancora lì a proteggere l'accesso al luogo sacro con la raffigurazione delle armi di San Michele nella parte sottostante ed il diavolo controllato da spada e catena nella parte superiore. E'proprio il volto dei due diavoli ad incuriosire: a sinistra un volto aggressivo, proprio come ce lo aspetteremmo, a destra un volto bonario. L'artista ci avrà voluto mettere in guardia dalla natura mendace del diavolo e dalla sua capacità di nascondersi sotto mentite spoglie?
Alla Sacra esistono tre cisterne per la raccolta dell'acqua piovana due si trovano sotto il pavimento del vecchio chiostro, l'attuale cortile del...
Alla Sacra esistono tre cisterne per la raccolta dell'acqua piovana due si trovano sotto il pavimento del vecchio chiostro, l'attuale cortile del monastero, la terza è nei pressi del Monastero Nuovo; sono state costruite prima dell'arrivo dei rosminiani alla Sacra visto che nel 1837 si dice che erano da restaurare.
Le due vasche sotto il vecchio chiostro erano l'unica riserva d'acqua, visto che alla Sacra l'acqua potabile non è arrivata che nel 1954, la terza si trova nei pressi del Monastero Nuovo ed è utilizzata per irrigare i prati in questa zona.
Le due vasche sotto il vecchio chiostro sono state rimesse in funzione nel mese di giugno del 2007 e raccolgono tutta l'acqua piovana del lato Sud di chiesa e monastero. In un primo tempo quest'acqua (circa 110 mila litri) era utilizzata per irrigare l'orto e le viti delle balze verso San Pietro, dal mese di maggio del 2008 è stato fatto un collegamento tra le vasche e i bagni dei visitatori situati sotto il botteghino e quindi quest'acqua attualmente è utilizzata anche nei sanitari, con un risparmio notevole di acqua potabile.
CURIOSITA'
Inizio 1954 l'avvocato Giraudo concede alla Sacra l'utilizzo della sorgente situata sul suo terreno sul monte Chiabergia
19 luglio 1954: iniziano i lavori per la costruzione dell'acquedotto
8 agosto 1954: visita al cantiere del vescovo di Susa mons. Garneri
14 agosto 1954: alle ore 19 l'acqua arriva al Sepolcro dei Monaci, sul diario della casa c'è scritto <.....si festeggia con cinque fiaschi> ma non precisa di cosa!!!
29 settembre 1954: dopo 51 giorni di lavoro l'acqua corrente arriva in tutte le camere della Sacra.
Può un luogo con più di mille anni sulle spalle non vantare un buon numero di leggende?
Certo che no. Eccone alcune:
&n...
Può un luogo con più di mille anni sulle spalle non vantare un buon numero di leggende?
Certo che no. Eccone alcune:
La fondazione e consacrazione della Sacra
Non era ancora l'anno mille e Giovanni Vincenzo (poi proclamato Santo), vescovo di Ravenna, decide di abbandonare la sua sede vescovile e dedicarsi a vita eremitica. Sceglie il monte Caprasio per il suo romitaggio, luogo isolato della Val Susa.
Non deve però solo contemplare ma anche lavorare alla costruzione di una chiesa in onore dell'arcangelo Michele, apparsogli proprio per chiedere l'edificazione in suo onore.
Devoto e ubbidiente Vincenzo taglia alberi e lavora alacremente per adempiere al compito assegnatogli ma, tornato per il secondo giorno di lavoro sul luogo in cui avrebbe dovuto trovare la legna preparata, non trova invece nulla. Si rimette a lavorare ma il giorno seguente il problema si ripresenta: nessun albero tagliato.
La fede gli è compagna e non demorde ma si chiede chi possa opporsi alla sua opera. Ecco che di nuovo l'Arcangelo gli si mostra e gli dice che il materiale è pronto ad aspettarlo sul monte Pirchiriano. Lì giunto compie la sua opera e costruisce una cappella in onore dell'Arcangelo Michele nel luogo da questi scelto.
La consacrazione della Cappella, affidata al vescovo di Torino Amizone, non è poi necessaria: il vescovo ed il suo seguito vedono un grande fuoco avvolgere, nella notte, la punta della montagna e comprendono che la consacrazione è avvenuta direttamente tramite gli angeli.
La Sacra è Sacra perché consacrata direttamente dalla volontà divina.
La Bell'Alda
Una bella ragazza inseguita dai soldati cerca rifugio nella Chiesa, convinta che verrà rispettato il luogo sacro... la convinzione viene disattesa (parliamo di soldati, d'altronde) e la fanciulla si ritrova, una volta uscita dalla Chiesa e percorso il monastero nuovo, con i soldati addosso ed il baratro sotto. Affidata l'anima a San Michele preferisce saltare nel vuoto. Accolta la sua preghiera l'Arcangelo la porta a terra senza conseguenze.
La sua superbia ed il bisogno di farsi una dote la spingono però a scommettere con i suoi compaesani sull'esito di un secondo, pubblico, salto. Inutile dire che l'intervento divino non è necessario, quindi l'esito...
Rimane il ricordo della fanciulla nel nome della torre ancora in piedi all'interno delle rovine del monastero nuovo, appunto, la ‘Torre della Bell'Alda'.
La scala dei Sorci
Lo Scalone oggi conosciuto come Scalone dei Morti venne, per un fatto, nominato lo Scalone dei Sorci.
Il vecchio sacrestano del monastero, Bernardino, era solito, ogni sera, percorrere lo scalone per andare a chiudere la porta d'ingresso alla sua base. Non senza paura, certo, intimorito dagli scheletri presenti nelle nicchie e dai pipistrelli quivi raccolti. In una sera di tempesta, mentre risaliva, al solito, lo scalone, una folata di vento spense la torcia. Tremante iniziò a cercare a tentoni gli scalini quando, d'un tratto, un rumore di ossa fregate sulla pietra  iniziò ad accompagnare la sua titubante ascesa.
Arrivato alla sommità dello scalone l'amara sorpresa: il vento aveva chiuso la porta.
Le sue urla di terrore furono sentite dall'Abate, attardatosi a pregare, che tovatolo tremante dietro alla porta si sentì dire che un morto si muoveva sullo sclone.
Alla luce della sua torcia si presentò la visione di un teschio strisciante su uno scalino!
Avvicinatosi, non senza timore, per esorcizzarlo, uno scossone ne rivelò la vera natura: un topo, trovatosi scoperto, corse via mentre il teschio rotolava per le scale, lasciando i due spettatori sollevati ed un nuovo nome per lo scalone.
Se siete interessati alla Sacra questa l'avete già sentita certamente anche voi: secondo alcuni le scene del film "il Nome della Ro...
Se siete interessati alla Sacra questa l'avete già sentita certamente anche voi: secondo alcuni le scene del film "il Nome della Rosa" sono state girate alla Sacra. Ebbene no, ci spiace infrangere questa leggenda, ma non è affatto vero. Per sapere dove è stato girato realmente vedi al capitolo di curiosità specifiche.
Per "leggende metropolitane" sulla Sacra intendiamo quelle ferme convinzioni che sentiamo esprimere dai visitatori e che non c'è modo di confutare. Ne elenchiamo una breve serie tra le più frequenti.
Per esempio: l'ultima volta che sono venuto alla Sacra ... era diversa! La leggenda si declina in un rivolo di varianti: la punta della montagna era visibile in centro alla chiesa, la chiesa non era così grande, la scala era più stretta, più buia, più lunga, ecc. ecc. Posto che molta parte dei ricordi è influenzata dalle sensazioni e che queste sono assai variabili in relazione alle condizioni di visita (periodo dell'anno, luce, presenza di persone, ecc.) la vetta della montagna è sempre stata sotto il pilastro sinistro, della prima campata entrando, e la chiesa ha assunto le dimensioni attuali almeno dalla metà del sec. XIII. Lo Scalone dei Morti è stato ampiamente restaurato nel 1830, sostituendo gradini e ponendo parapetti, ma da allora nessuno ha più posto mano.
Ciò che è realmente variato a partire dal 2000 è il percorso di visita e la zona delle cosiddette "Rovine del Monastero Nuovo" che è stata ampiamente restaurata, ripulita, trasformata in un piacevole giardino, mentre in precedenza faceva parte di una parte privata accessibile solo dalla comunità religiosa residente.
Lo Scalone dei Morti è indubbiamente uno degli elementi più particolari della Sacra. L'utilizzo dei segni zodiacali, la firm...
Lo Scalone dei Morti è indubbiamente uno degli elementi più particolari della Sacra. L'utilizzo dei segni zodiacali, la firma di Mastro Nicolao, il posizionamento diverso da quello originale...
Possiamo forse aggiungere dell'altro.
Esiste un libro edito da Mondadori, facente parte della collana ‘I Nuovi Misteri'. Il testo è scritto da David Ovason, il quale ci trasferisce un manoscritto di Mark Hedsel, affidatogli da quest'ultimo affinché venisse reso pubblico il suo personale viaggio alla ricerca della verità .
Ovason ci dice:
"(...)voglio sia chiaro che Mark Hedsel è morto davvero(...)sono stato con lui fino all'ultimo, ho dato disposizioni per la sua cremazione e ne ho disperso io stesso le ceneri. Se qualcuno cerca la tomba(...) non ha che da guardarsi intorno davanti all'ingresso del monastero che ha nome Sacra di San Michele e si trova nei pressi di Susa, in Piemonte.
Scalone dei Morti, così si chiama quella ripida erta, non soltanto perché è buia e ai suoi piedi c'è un cimitero ma perché quanti salgono verso l'arco zodiacale che la corona sono considerati i morti che dormono. Soltanto dopo che saranno passati sotto l'arco istoriato con le costellazioni e saranno arrivati alla terrazza pervasa di luce, avranno messo piede nel mondo dei vivi. Naturalmente è una transizione del tutto simbolica(...)
Sarebbe difficile immaginare una sepoltura più idonea per Mark Hedsel. Benché non sia stato lui a porre materialmente quell'arco così carico di simboli in cima alla scalinata, è stato lui, in una sua vita precedente, a sceglierne gli arcani disegni zodiacali. In una sua reincarnazione nel XII secolo Mark diresse le opere scultoree dell'arco(...)"
Da L'INIZIATO, di Mark Edsel, collana Nuovi Misteri Mondatori
A voi il giudizio su quanto, riportato...
San Giovanni Vincenzo, considerato il cofondatore della Sacra di S. Michele, è un santo locale la cui vita si perde fra storia e leggenda. Not...
San Giovanni Vincenzo, considerato il cofondatore della Sacra di S. Michele, è un santo locale la cui vita si perde fra storia e leggenda. Notizie sulla sua figura si possono attingere dalla tradizione popolare, dalla Vita Sancti Joannes Confessoris e dalla Cronica Monasteri Sancti Michaelis Clusini (sec. XI), nonché da testi minori e posteriori. Di origine ravennate, forse vescovo in quella città , fu contemporaneo di S. Romualdo di cui condivise il percorso ascetico. Egli divenne eremita sulle pendici del Caprasio (di fronte al Pirchiriano), montagna ricca di ricoveri naturali che ancora oggi trasmette suggestioni di pace e spiritualità , nella seconda metà del sec. X. La comunità eremitica del Caprasio è legata, come risulta dai documenti scritti, alla ricostruzione del monastero dei Santi Solutore, Avventore e Ottavio in Torino. Qui godeva di privilegi concessi dal vescovo Gezone.
Santo sicuramente molto amato e venerato dalla gente della bassa Val di Susa, Giovanni Vincenzo è protagonista di alcune belle leggende in cui è rappresentato come destinatario di messaggi divini e collaboratore degli angeli nell'edificazione e consacrazione della chiesa sottostante l'attuale basilica sacrense. Nella liturgia è anche ricordato per aver risuscitato un bambino e questo spiega il ritrovamento, durante gli scavi di ristrutturazione dell'attuale chiesa parrocchiale di Sant'Ambrogio, ed esattamente nella navata laterale corrispondente all'abside della vecchia chiesa romanica, di molti resti di bambini e ragazzi.
Le reliquie di S.Giovanni Vincenzo sono conservate nella chiesa di S.Ambrogio, paese da sempre legato alla Sacra e la festa è celebrata il 21 novembre seguendo una ritualità antica e radicata, trasmessa da una generazione all'altra e gelosamente custodita dalla Società Abbadia.
Il papa Silvestro II, al secolo Gerberto di Aurillac, è chiamato in causa nella storia dell'Abbazia di San Michele della Chiusa dall'anonimo red...
Il papa Silvestro II, al secolo Gerberto di Aurillac, è chiamato in causa nella storia dell'Abbazia di San Michele della Chiusa dall'anonimo redattore che tra il 1058 e 1061 scrisse la "notitia" della fondazione. L'antico cronista lo indica tra i testimoni presenti alla fondazione, ma in realtà , ci confermano gli storici più aggiornati, questo non fu possibile, o quantomeno non come Papa. La fondazione dell'Abbazia di San Michele della Chiusa è infatti oramai accreditata intorno al 987 ed a quell'epoca Gerberto di Aurillac, nato in Francia nella regione dell'Alvernia e formatosi nei pressi di Barcellona, aveva appena lasciato l'incarico di abate di Bobbio ed era a probabilmente a Piacenza, intento a presiedere alla formazione dell'imperatore-bambino Ottone III.
Silvestro II è il Papa che celebrò la Santa Messa in San Pietro la notte del 31 dicembre 999. Fu quindi il Papa che traghettò la Chiesa nelle ansie del cambio di millennio ed è noto per essere il primo Papa francese.
Non capita a tutti di essere Papa negli anni in cui cambia un millennio: a Gerberto toccò per l'improvvisa morte del Papa precedente. Salì al soglio pontificio nell'aprile 999 essendo, al tempo, vescovo di Ravenna, e morì, in circostanze che diedero poi adito a molte suggestive interpretazioni, quattro anni dopo, il 12 maggio 1003. Ma Gerberto di Aurillac fu indubbiamente un personaggio singolare e tutta la sua vita fu avvolta da un alone di mistero. Soprattutto dopo la sua morte e soprattutto dopo che intorno alle sue note biografiche si cimentarono, con pari solerzia, discepoli e detrattori.
Aurillac, ora capoluogo del dipartimento dello Chantal di 30.000 abitanti, dista circa 200 km da Aurec-sur-Loire, comune di 4.900 abitanti sempre nella regione dell'Alvernia, ma nel dipartimento della Haute Loire, e probabile luogo di provenienza del fondatore dell'Abbazia clusina Ugo di Montboissier, al suo tempo noto come Hugo le Descusu.
Hugo e Gerbert si conoscevano davvero? Il testo proibito di cui si dice che Gerbert fosse entrato in possesso è il testo che Nicolaus potè leggere nella Biblioteca dell'abbazia di San Michele della Chiusa e che gli ispirò il portale dello Zodiaco ?
Nel dibattito europeo sul restauro di antichi edifici, il D'Andrade occupa un ruolo moderato, indirizzandosi alla ricerca analitica e filologica, privilegiando la ricognizione storica e la comprensione degli antichi sistemi di lavorazione dei materiali. Malgrado ciò, non esita ad intervenire in alcuni casi in modo radicale, per la salvaguardia fisica del monumento.
Nel 1884 inizia il restauro della Sacra di San Michele, notevolmente compromessa dall'incuria, dai terremoti e dai numerosi interventi scellerati dell'uomo. Le opere erano volte al consolidamento del fianco sud poiché i contrafforti di sostegno alla chiesa non risultavano fondati correttamente.
La scoperta di uno scalone antico tra il Portale dello Zodiaco e l'ingresso della chiesa suggerisce l'ideazione degli archi rampanti, impostati su pilastri per scaricare il peso della nuova copertura.
Nel 1896 i lavori vennero sospesi per mancanza di fondi e ripresi solo nel 1925, a dieci anni dalla morte del D'Andrade.
Alla Sacra egli progetta in modo gotico ed è sua intenzione portare a termine le parti medioevali incompiute, anche a costo di demolire il Coro Vecchio, ultima testimonianza della chiesa di Ugo di Montboissier (secXI).
Importante approfondire la progettazione dell'intervento, la documentazione fotografica, i disegni e gli schizzi conservati alla Galleria d'Arte Moderna di Torino
Â
Poco prima dell'anno 1000 due nascenti istituzioni, pres...
Poco prima dell'anno 1000 due nascenti istituzioni, pressappoco coetanee, fecero la loro comparsa nelle Alpi occidentali, una di qua l'altra al di la delle Alpi, presto le vicende storiche le portarono ad operare sullo stesso territorio. Parliamo dell'Abbazia di San Michele della Chiusa e della dinastia Sabauda, che per oltre un millennio si influenzarono vicendevolmente.
Nel XI e XII secolo quando l'Abbazia raggiunse il suo massimo splendore, i Conti Sabaudi cercarono in essa l'appoggio per favorire l'espansione del loro potere verso il Piemonte, a tal fine le concessero di estendere il controllo su Giaveno e sul suo territorio.
Nel XIII secolo vennero eletti alcuni Abati discendenti di casa Savoia o di famiglie sottomesse ad essa, ricordiamo GuglielmoII de la Chambre, Rodolfo di Mombello e Guglielmo III fratello di Filippo d'Acaia, che riuscirono a conservare un certo rigore morale all'interno del monastero e dare un po' di lustro all'Abbazia ricevendo incarichi prestigiosi, ma la loro attenzione era rivolta più al potere temporale e a favorire l'espansionismo Sabaudo.
Nel XIV secolo nell'Abbazia si manifestarono segni di rilassatezza morale e difficoltà economiche,  il conte Amedeo VI di Savoia ottenne dal papa Clemente VII (per la verità era antipapa con sede ad Avignone) il diritto di protettorato dell'Abbazia, che divenne commenda controllata da abati commendatari nominati dai Savoia. Detti Commendatari non avevano l'obbligo di residenza nel monastero, delegavano al Priore la gestione interna e si dedicavano alla gestione delle rendite di cui ancora godeva l'Abbazia. Alcuni si interessarono della conservazione degli edifici, altri presi da altre attività , forse non salirono mai sul Pirchiriano.
Nel 1523 il Duca Carlo II introdusse una guarnigione militare nell'Abbazia, questa fu la causa di ripetute invasioni militari prima degli spagnoli poi dei francesi che videro in essa una fortezza.
Un altro discendente Sabaudo, il cardinal Maurizio fratello del duca Vittorio Amedeo I, divenne abate commendatario nel 1611, nel 1622 dopo avere tentato senza esito di risollevare la situazione favorendo le vocazioni religiose, richiese e ottenne dal papa Gregorio XV la soppressione della vita monastica e i tre monaci ancora presenti vennero trasferiti nella Canonica di Giaveno.
L'istituzione abbaziale continuò ad esistere con l'avvicendamento degli abati commendatari che, regolarmente eletti dai Savoia fino al 1836, riscuotevano le rendite delle dipendenze abbaziali seppure andavano via vai disperdendosi.
Nel 1826 il re Carlo Felice fece eseguire numerosi interventi nella chiesa e nel monastero per rendere accoglienti i locali, portò una comunità di monaci Certosini. Tuttavia essi rimasero solo tre anni poi lasciarono il monastero, perché ritennero che il luogo non si adattasse alla loro regola monastica.
Probabilmente l'obbiettivo Sabaudo era quello di creare un Sacrario per gli antenati della casa, come fu realizzato a Hautcombe nella Savoia,oggi territorio francese.
Nel 1836 il progetto fu ripreso da re Carlo Alberto, che propose a Rosmini di istituire una Comunità di religiosi per riportare la spiritualità nell'antica abbazia di San Michele della Chiusa, che in quel periodo acquisì la denominazione di Sacra di San Michele. Un altro obbiettivo di Carlo Alberto sarebbe stato di costruire una Casa di riposo per persone anziane di rango, assistite spiritualmente dai religiosi, ma non fu realizzato.
Venne invece realizzata la creazione di un Sacrario per principi Sabaudi. Nello stesso anno in cui si stabilirono i Rosminiani alla Sacra, Carlo Alberto fece trasportare dal Duomo di Torino  24 salme di principi Sabaudi, sistemate provvisoriamente ai lati dell'altar maggiore; Vittorio Emanuele II nel 1855 le fece collocare nelle cappelle primitive rivestite in marmo, sotto la chiesa. Ma dopo gli ultimi restauri, nel1937 furono rimosse per essere collocate nei 16 sarcofagi all'interno della chiesa.
Tra il 1884 e 1886 in seguito a violenti terremoti la chiesa fu danneggiata e i Savoia si sentirono in dovere di salvaguardare la costruzione divenuta adesso Sacrario Sabaudo, incaricarono l'architetto D'Andrade  di studiare i problemi di stabilità  dell'edificio; egli progettò interventi radicali come la costruzione dei 4 pilastroni e i relativi archi rampanti che risolsero i problemi di stabilità ma alterarono l'originalità di una parte delle costruzioni medioevali. Tuttavia senza questi interventi forse la chiesa sarebbe andata incontro a crolli con danni irreparabili.
I restauri terminarono nel 1936 durate il regno di Vittorio Emanuele III e fu posata una lapide ricordo all'interno della chiesa, che oggi, insieme ai 16 sarcofagi  ci sottolinea il legame intercorso nei secoli tra l'antica Abbazia e la dinastia Sabauda.
Alessandro Manzoni, Massimo D'Azeglio, Antonio Rosmini, re Carlo Alberto.
Alessandro Manzoni e Massimo D'Azeglio sono prima suocero e...
Alessandro Manzoni, Massimo D'Azeglio, Antonio Rosmini, re Carlo Alberto.
Alessandro Manzoni e Massimo D'Azeglio sono prima suocero e genero e poi cognati (ebbene sì: Massimo d'Azeglio sposerà in prime nozze la figlia del poeta, Giulia Manzoni, ed alla morte di questa avvenuta nel 1834 sposerà , in seconde nozze, la sorella della moglie del Manzoni, ovvero la zia di Giulia)
Massimo D'Azeglio è un onorevole nel Parlamento di re Carlo Alberto.
Antonio Rosmini è il fondatore dell'ordine dei padri Rosminiani che, dal 1836, si occupano della Sacra (www.rosmini.it).
Alessandro Manzoni ed Antonio Rosmini sono due grandi amici, dai tempi della loro gioventù e fino alla morte (di Antonio Rosmini).
Nei primi decenni dell'Ottocento le rovine della Sacra attraggono, in pieno clima romantico, l'attenzione artistica e letteraria di alcuni e subito dopo quella turistica di molti.
Nel 1829 esce per i tipi di Demetrio Festa, La Sacra di San Michele, disegnata e descritta dal Cavaliere Massimo d'Azeglio. L'opera, in due volumi, è composta da una prima parte che illustra il monumento sia dal punto di vista storico, sia dal punto di vista artistico e da una seconda parte formata da una serie di litografie istoriate.
Giovanni Battista de Gubernatis in GAM, Giuseppe Bagetti (In GAM e a Palazzo Reale) e Francesco Gonin, sempre in GAM.